• Alex Ferri

L’intelligenza Artificiale nei Videogiochi

Aggiornamento: mag 9


Dobbiamo tornare indietro nel 1952 con il rilascio di Nim, un gioco matematico per due giocatori i quali, a turno, decidono di togliere da una qualsiasi pila un numero di elementi a piacere. Vince chi riesce a togliere l’ultimo elemento presente sul campo.

Pong

Qui l’IA è in grado di battere anche giocatori molto esperti, fenomenale se consideriamo la tecnologia usata ai tempi, 20 anni prima del rilascio di Pong.


Negli ultimi anni, invece, l’Intelligenza Artificiale nei giochi ha subito una grande rivoluzione, non è più qualcosa che la maggior parte degli sviluppatori considera solo quando si avvicina la scadenza di un progetto, ma al contrario, è qualcosa di pianificato fin dall’inizio. Essa diventa un elemento fondamentale proprio come lo sono le grafiche e gli effetti sonori.


Il mercato dei videogiochi è talmente saturo che gli sviluppatori sono sempre più alla ricerca di qualcosa che li aiuti a far notare il proprio gioco.


Sono proprio i giochi in cui gli avversari o i personaggi non giocanti sono intelligenti, quelli che attirano di più l’attenzione, indipendentemente dal loro aspetto grafico o sonoro.


Questo lo abbiamo visto nell’enorme crescita dei libri, dei blog e dell’interessamento all’argomento alle GDC (Game Developer Conferences). Rispetto a molti anni fa, possiamo dire quindi che l’intelligenza artificiale ha destato particolare interesse, soprattutto nel mondo dello sviluppo di videogiochi, basta andare a cercare su Google la parola chiave “AI” (Artificial Intelligence) per rendersi conto di quanti contenuti siano disponibili in rete.

Questa crescita è anche dovuta al miglioramento costante delle tecnologie hardware e software a disposizione.


Dietro le quinte, sono proprio i programmatori curiosi di sapere quali tecniche e tecnologie vengono utilizzate e in gran parte se, esiste uno spazio di miglioramento in grado di spingere l’IA verso altri confini.

Le domande spesso ripetute sono: “Come è possibile rendere l’IA più intelligente?”

Ma soprattutto: “Come è possibile rendere l’Intelligenza Artificiale più divertente?”.


Un ottimo esempio di Intelligenza Artificiale legata ai videogiochi è quella presente nell’opera eccelsa di Nintendo: Zelda: Breath of the Wild. Qui, la combinazione perfetta tra open world e IA ha reso il gioco un capolavoro pieno di avventura. Gli NPC (Personaggi Non Giocanti) hanno una propria routine, un comportamento unico, un proprio modo di interagire con l’ambiente circostante.



Legend of Zelda: Breath of the Wild

I nemici non solo si accorgono di noi attraverso un raggio di vista più o meno preciso ma anche attraverso i rumori che facciamo camminando o saltando. Ed è qui, soprattutto nelle prime fasi di gioco in cui non siano le capacità fisiche per affrontare i guardiani, che entra in gioco una componente stealth unica, in cui il giocatore deve riuscire a raggiungere un punto preciso della mappa senza farsi vedere e senza fare rumori sospetti.



E’ inoltre bene aggiungere che non sempre la perfetta intelligenza artificiale possa amalgamarsi bene in un gioco. Prendiamo come esempio un gioco di scacchi: quanto sarebbe frustrante se l’intelligenza del nostro avversario fosse talmente “perfetta” da non permetterci di compiere alcuna mossa, facendoci perdere la partita nel giro di qualche minuto?


Beh, per rendere un’Intelligenza Artificiale più “umana” basterebbe aggiungere quel margine di errore naturale che possa dare quel minimo di confronto in più con il giocatore, rendendo l’esperienza di gioco molto più godibile.


Questo esempio potrebbe essere fatto per altri tantissimi giochi, in cui l’estrema perfezione dell’IA causerebbe frustrazione ad ogni singola partita.


Quindi la domanda è: L’intelligenza artificiale deve essere sempre così tanto intelligente?


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